Il Venerdì Santo, dalla Chiesa di S. Teresa, parte la processione penitenziale di Gesù Morto e della Desolata che attraversa le vie del centro storico fino a giungere al Duomo, dove l'Arcivescovo di Lecce tiene una omelia. La processione, organizzata dalla Confraternita di Gesù Agonizzante e Santi Medici, è antichissima come pure lo struggente "Inno del Venerdì Santo" accompagnato dalla Banda e cantato dallo storico “Coro delle Pie donne”.
Il "Coro delle Pie Donne" di Lecce è un gruppo vocale tradizionale, attivo soprattutto durante le processioni religiose come quella di Gesù Morto, dove canta inni antichi, diretto storicamente da maestri come Antonio Martino, e rappresenta un'importante tradizione liturgica cittadina legata alle celebrazioni della Settimana Santa.
Di particolare pregio, dal punto di vista artistico, è la statua del Cristo Morto, opera ottocentesca in cartapesta del famoso artista Antonio Maccagnani (1807/1892).
Anticamente la processione usciva dalla chiesetta ormai sconsacrata di S. Francesco della Scarpa che si trova all'interno del complesso denominato "Convitto Palmieri".
Successivamente i simulacri furono spostati presso la chiesa di S. Matteo ove rimasero fino al 1975 per poi essere trasferiti alla chiesa di S. Teresa.
Ai tempi in cui la processione partiva da San Matteo le catechiste riunivano tutti i bambini nel salone sul retro della chiesa (attualmente sede leccese dell'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro) per provare il famoso Inno del Venerdì Santo. Il giorno della processione tutti i bambini indossavano un grembiule nero ed una fascia rossa, le bambine anche un velo nero sul capo e una coroncina di fiori bianchi che realizzava per loro la madre del maestro di canto. La durata della processione, a quei tempi, era di circa tre ore e percorreva tutte le vie del centro storico passando anche da Palazzo dei Celestini per poi rientrare in chiesa ove il sacerdote trovava il portone chiuso.
"Lu sacerdote tuzzava tre fiate e la porta se aprìa cu fazza trasire Cristu muertu, la Desolata, tutti li piccinni e li confratelli" che a quel tempo, erano tantissimi.
- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, sulla base di informazioni tratte dal web.
- Foto tratte dal sito https://www.portalecce.it.


